Fernaldo Di Giammatteo su Paisà scrive:
“Una raccolta di
novelle in luogo del “romanzo” di Roma, città aperta. Un filo conduttore le
unisce: le attualità cinematografiche sulla campagna dell'esercito
anglo-americano in Italia, fra il 10 luglio 1943 e l'inizio del 1945. La voce
di un anonimo speaker (la voce impersonale della “grande” storia) introduce
Paisà con queste parole: “La notte del 10 luglio 1943 la flotta anglo-americana
apriva il fuoco contro le coste meridionali della Sicilia”. La stessa voce lo
conclude, non più su immagini di repertorio ma sui tonfi dei partigiani gettati
in acqua dai tedeschi, con una secca epigrafe: “Questo accadeva nell'inverno
del 1944. All'inizio della primavera la guerra era già finita”.
Nell'intervallo,
la “piccola” storia degli uomini aveva registrato la morte, la disperazione, la
speranza, la lotta per la libertà in circostanze atroci. Sei novelle di taglio
“classico”, con un nucleo drammatico sviluppato in modo lineare, con una soluzione
tronca e senza indugi descrittivi. I modelli ai quali il film rimanda li si può
trovare (anche se è improbabile che gli autori vi abbiano pensato) nella
tradizione narrativa dell'Ottocento, da Maupassant a Verga. Nient'altro, però,
che il modello della struttura.
La sostanza è lo
sguardo che Rossellini rivolge alle cose.

Commenti
Posta un commento