INGMAR BERGMAN,
DOPO LA PROVA, 1984
"... IO amministro, medio, organizzo
ciò che è inesprimibile, spaventoso, pericoloso.
Non partecipo al dramma, lo materializzo.
Detesto la spontaneità, l’impulsività, l’imprecisione.
[...] Non ho posto per le mie complicazioni personali
se non come chiavi
per interpretare i segreti dei testi
o come impulsi per la creatività degli attori."

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