Dopo che la ragazza ha ucciso il pittore
che l'ha portata a casa sua e ha tentato di violentarla,
ritorna a casa e la vediamo mentre fa colazione
con la sua famiglia intorno a un tavolo.
Una vicina molto pettegola che si trova con loro,
parla dell'omicidio che è appena stato annunciato e dice:
«Che cosa terribile uccidere un uomo con un coltello alla schiena.
Se l'avessi ucciso io l'avrei colpito alla testa con un mattone,
ma non avrei mai usato un coltello»,
e la conversazione continua,
la ragazza non ascolta neanche più,
il suono diventa una poltiglia sonora, molto confusa, indefinita;
solo la parola coltello si sente molto distintamente
ed è ripetuta più volte: coltello, coltello.
E ad un tratto la ragazza sente distintamente la voce del padre:
«Alice, per favore, passami il coltello del pane»,
e Alice deve prendere nelle sue mani il coltello che assomiglia a quello
col quale ha appena commesso l'omicidio,
e intanto gli altri continuano a parlare del delitto.
Ecco la mia prima esperienza sonora.
DA TRUFFAUT, Il cinema secondo Hitchcock, p.54

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